Marrakech 04/09.12.2017 (terza parte)

ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]

Marrakech 06/12/2017


Questa mattina a svegliarci è stato il profumo della colazione, servita nel cortile appena fuori la porta della nostra stanza.
Il tempo di darci una rinfrescata per aprire gli occhi e abbiamo già preso posto ad un tavolo libero.
La colazione è ricca ed invitante come quella del precedente riad, miele dalla fragranza delicata da spalmare su piadine dolci (simili a pancakes) calde e saporite, l’immancabile tè e l’irrinunciabile spremuta d’arance.

Con una colazione così, la giornata non può che iniziare bene!

Oggi fa proprio caldo, rischio veramente di dimenticare che è dicembre!
E pian piano abbiamo familiarizzato con la città, ci siamo abituati a muoverci tra i souk e a riconoscerne le strade, la trovo una sensazione veramente bella e confortante.
Anche la gente che nei pressi del nostro alloggio, ormai ci riconosce e al nostro passaggio si limita ad un cenno di saluto quasi fossimo vecchi conoscenti o vicini di casa.

Raggiungiamo con facilità la prima tappa turistica prevista della giornata.

Il Palazzo El Bahia è un luogo magico fatto di colori, materiali e luci che lo rendono unico al mondo.
Le sue numerose stanze (circa 150) e i suoi cortili pieni di decorazioni e piante, sono un’oasi dentro l’oasi stessa di Marrakech.
Ci sorprendiamo ad osservare i soffitti (in legno con trame eleganti e variopinte) a bocca aperta, ed un “wow” accompagna i nostri sguardi esterrefatti.
Ci sono tanti turisti, ma, nonostante la confusione, ci muoviamo tutti in un ammirato silenzio, frutto di tanta meraviglia.

Gli archi e le porte, le fontane i pavimenti, i camini e i giardini… tutto cattura la nostra ammirazione!

   


Proseguendo il nostro tour ci inoltriamo nel cuore del Mellah (quartiere ebraico di Marrakech) in una zona piena di vie strette e tortuose, in cui è facile perdersi come in un labirinto, ma grazie anche alle informazioni dei passanti (spesso non richieste) arriviamo alla Sinagoga di Slat Al Azama, famosa e importante perché costruita nel 1492 anno in cui molti ebrei vennero espulsi dalla Spagna e dal Portogallo.

Marrakech, che aveva già una forte comunità ebraica, accolse di buon grado e invitò a restare i rifugiati iberici.
Non sono mai entrata in una sinagoga prima di oggi, mi affascina ancora di più sapere che ha tanta storia sulle sue mura. Dall’ingresso si passa nel cortile centrale in cui si affacciano due piani, le tre porte principali del piano terra danno: una verso la zona della preghiera, dove è conservata la Torah (il testo sacro ebraico, per chi non lo sapesse, cioè i primi cinque libri della Bibbia – o Pentateuco- scritti a mano su un rotolo), un'altra è adibita ad aula di studio delle sacre scritture e l’ultima è riservata ad un piccolo museo, raccolto ma molto suggestivo. 


Una volta usciti dalla sinagoga, nel raggiungere la nostra prossima meta, percorriamo una zona molto poco turistica. Attraversiamo piazzette con botteghe aperte sulla strada, bambini che giocano correndo e schivando i passanti, uomini che chiacchierano gesticolando seduti su delle sedioline.
La gente ci guarda, probabilmente chiedendosi che ci facciamo lì.
Arriviamo così ad una grande strada completamente al sole, in cui non c’è poi tanto movimento (se non qualche sparuto motorino).

Affianchiamo il muro alto e spoglio fino all’ingresso del Cimitero ebraico di Bab Ghmat (o Cimetière de Bab Ghmat).
Al suo interno il silenzio è quasi assoluto, il bagliore delle tombe bianche alla diretta luce del sole e l’isolamento lunare hanno un forte impatto sulle mie emozioni.
Il custode ci accoglie e sembra incuriosito dalla nostra visita, ma è bel gentile e si propone di spiegarci parte della storia del posto e a rispondere alla nostre domande riguardo la tradizione e la cultura. 

Chiede a P. di indossare una Kippah (il tipico copricapo maschile, obbligatorio nei luoghi di culto), poi ci saluta accompagnandoci davanti ad una bacheca in cui è narrata, in varie lingue, la storia degli ebrei a Marrakech.
Dopo la lettura decidiamo di passeggiare ed addentrarci nel cimitero.

Per un po’ è anche possibile seguire dei sentieri di terra rossa tra le numerose e disordinate tombe, ma più ci si allontana dell’ingresso più si fa un viaggio nel tempo andando verso la zona più antica (e le tombe più retrodatate), qui i sentieri diventano quasi fragili capillari fino a sparire del tutto.
Le lapidi sono ricoperte di semplice calce bianca perché così è più facile mantenerle sempre in buone condizioni, basta solo ridipingere sopra con altra calce bianca.
Finito questo cammino, che è stato in qualche modo anche interiore e catartico, ci laviamo le mani alla fontana appena accanto alla porta, su di essa è incisa una scritta che invita, appunto, a lavarsi prima di lasciare il cimitero.

Superata nuovamente l’ora di pranzo, torniamo verso Piazza des Ferblantiers e ci fermiamo a mangiare nuovamente da Mr. Welcome che ci riconosce e ci fa accomodare allo stesso tavolo del giorno prima, con il suo inconfondibile gesticolare e il suo “welcome!” per ogni uso.
Adesso ho proprio cuore di un dolcino, ma OVVIAMENTE non un dolcino qualunque…

Quindi, prima di tornare al riad per riposarci, passiamo davanti alla Moschea della Kasbah (seconda moschea più importante a Marrakech dopo la moschea della Koutoubia) fino ad arrivare alla bottega dei briwat scoperta il giorno prima.
Poi riattraversiamo
la Porta Bab Agnaou e torniamo un po’ in stanza (a goderci i nostri più che meritati dolcini).

Doccia, relax e goloserie dopo è il momento di rimetterci in marcia, in tanto per un giro in piazza. Infatti nel pomeriggio ci avevano informato di una festa particolare che però non abbiamo completamente notato, forse perché la movida nel cuore della Medina ha sempre quest’aria di festa che coinvolge e travolge…

Comunque ho l’occasione di osservare finalmente (anche se molto di sfuggita) l’interno della moschea della Koutoubia.
Rubo uno scatto fotografico che resta in assoluto il mio preferito di tutta la giornata!

Si è alzato un bel freschetto. Questi sbalzi climatici sembrano essere tipici del deserto e di questa zona.
Adesso ceniamo nel ristorante di un altro riad che ha ottime recensioni… ed effettivamente è, almeno fino ad ora, il posto in cui abbiamo mangiato meglio, anche il cous cous sembrava più saporito (nonostante resti dell’idea che, in generale, è un piatto piuttosto insipido). Il piatto di pollo e patate, cotto in tajine è veramente sublime!
Un’ottima cena per un’ottima giornata piena di sensazioni e spiritualità.


    To Be Continued...


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