Lisbona 12/17.11.2017 (seconda parte)
ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]
Lisbona 13/11/2017 (prima parte)
C’è così tanto da raccontare che
probabilmente dovrò spezzare in varie parti la giornata!
-Prima parte-… Dormito piuttosto bene nonostante il caldo infernale della stanza (con tanto di riscaldamento staccato e finestra aperta), stile tacchini da festa del ringraziamento cotti a puntino in forno ventilato.
Colazione continentale ricchissima di
ogni prelibatezza dolce e salata! Frutta, cornetti, uova strapazzate, bacon
croccante, cereali, muffin, tartine di uova e prosciutto, yoghurt, torte…
Insomma una di quelle colazioni che non vedevo da parecchio tempo nei miei
viaggi.
Dopo aver riempito piatti e pance, allo storico motto “la colazione è il pasto più importante della giornata!” o mentendoci spudoratamente ripetendo che tanto “non pranzeremo, la colazione abbondante serve per mantenerci in forze fino a sera”, lasciamo il museo per dirigerci verso il centro.
Lì adocchio subito l’Hard Rock Cafè, celebre catena di locali che da ragazzina
adoravo (e in cui non vado da anni). Presa nota e reso palese il mio desiderio
di un tuffo nel passato, ci ripromettiamo di andarci a pranzo appena possibile.
Dall’altra parte della piazza notiamo
una stradina, quasi anonima, in cui si interrompono dei binari.
Così avvicinandoci ci accorgiamo che la salita è parecchio più ripida di quanto sembrasse e vediamo arrivare un tipico tram lisbonese, che ha proprio lì il suo capolinea.
Per non lasciarci sfuggire l’occasione lo prendiamo immediatamente.
Un unico vagone con gli interni tutti in legno, due sedute per il conducente (una in testa l’altra in coda, ovviamente) che ricordano la cabina di pilotaggio di una nave.
Il tram parte, scalando lentamente la
ripidissima salita e passando vicinissimo ai palazzi che tracciano il perimetro
della strada. Passando così davanti ad un piccolo slargo, scorrono davanti a
noi file e file di murales coloratissimi e bellissimi. In questo stesso slargo
i binari diventano due e ci accostiamo ad un tram gemello che sta tornando giù.
Finita la salita arriviamo all’altro
capolinea. Un tratto molto breve quindi, ma che ci ha effettivamente risparmiato
una camminata impervia (come un ascensore) e che ci ha portato di fianco ad un terrazzo con vista
panoramica e giardinetto, da cui è possibile osservare parte della città, dal
castello fino al fiume Tago.
La cosa che più mi ha fatto battere il cuore (perchè ne ho ritrovato delle smilitudini con la mia città natale) è proprio lo stile barocco, forma architettonica che, dopo il terremoto, ha dato volto nuovo alla città ricostruita... Esattamente come è avvenuto secoli fa alla mia Catania.
In uno slargo appena dietro le case e i taxi, troviamo una chiesetta.
Mio padre vuole entrare; confesso che in un primo momento sono piuttosto scettica, perché da fuori sembra una chiesa banale, anonima, magari neanche così importante… per fortuna non ho dato ascolto al mio giudizio della prima impressione e siamo entrati.
La Chiesa di Sao
Domingos, dagli esterni barocchi, custodisce dentro di sé una sorpresa
incredibile! Infatti le pareti, le campate e certe altre parti, mostrano ancora
i segni di un grosso incendio che l’aveva quasi distrutta nel 1959.
Questa chiesa è stata volutamente tenuta così, per ricordarne i tragici eventi che l’hanno accompagnata nella storia; anche lei infatti è stata vittima del terremoto, poi appunto di questo incendio.
E’ da qui che ho cominciato a considerare Lisbona come “la città del karma”.
La Chiesa di Sao Domingos infatti, oltre che avere la funzione di “tribunale” durante l’inquisizione (erano infatti qui che venivano annunciate le condanne a morte per gli eretici), è stata teatro del Massacro di Lisbona del 1506, in cui vennero torturati e uccisi centinaia di giudei, accusati di aver provocato la siccità.
Queste equilibratissime “rese dei conti” permeano tutta la città e in qualche modo ne siamo stati testimoni e vittime/beneficiari anche noi.
Ma ci arriveremo presto…
Lisbona 13/11/2017 (prima parte)
C’è così tanto da raccontare che
probabilmente dovrò spezzare in varie parti la giornata!-Prima parte-… Dormito piuttosto bene nonostante il caldo infernale della stanza (con tanto di riscaldamento staccato e finestra aperta), stile tacchini da festa del ringraziamento cotti a puntino in forno ventilato.
Colazione continentale ricchissima di
ogni prelibatezza dolce e salata! Frutta, cornetti, uova strapazzate, bacon
croccante, cereali, muffin, tartine di uova e prosciutto, yoghurt, torte…
Insomma una di quelle colazioni che non vedevo da parecchio tempo nei miei
viaggi.Dopo aver riempito piatti e pance, allo storico motto “la colazione è il pasto più importante della giornata!” o mentendoci spudoratamente ripetendo che tanto “non pranzeremo, la colazione abbondante serve per mantenerci in forze fino a sera”, lasciamo il museo per dirigerci verso il centro.
Con la metro arriviamo in Piazza dos Restauradores, punto designato per iniziare la
nostra prima vera visita alla città. Anche oggi è una giornata incredibilmente
bella, peccato solo per il vento che fa persino venir dei brividi di freddo se
ci si sofferma troppo in luoghi all’ombra.
Il monumento maestoso al centro della
piazza che sembra osservare il caotico movimento intorno a lui è sorvolato da
grossi gabbiani che planano in mezzo alla gente.
Lì adocchio subito l’Hard Rock Cafè, celebre catena di locali che da ragazzina
adoravo (e in cui non vado da anni). Presa nota e reso palese il mio desiderio
di un tuffo nel passato, ci ripromettiamo di andarci a pranzo appena possibile.
Dall’altra parte della piazza notiamo
una stradina, quasi anonima, in cui si interrompono dei binari.Così avvicinandoci ci accorgiamo che la salita è parecchio più ripida di quanto sembrasse e vediamo arrivare un tipico tram lisbonese, che ha proprio lì il suo capolinea.
Per non lasciarci sfuggire l’occasione lo prendiamo immediatamente.
Un unico vagone con gli interni tutti in legno, due sedute per il conducente (una in testa l’altra in coda, ovviamente) che ricordano la cabina di pilotaggio di una nave.
Il tram parte, scalando lentamente la
ripidissima salita e passando vicinissimo ai palazzi che tracciano il perimetro
della strada. Passando così davanti ad un piccolo slargo, scorrono davanti a
noi file e file di murales coloratissimi e bellissimi. In questo stesso slargo
i binari diventano due e ci accostiamo ad un tram gemello che sta tornando giù.
Decidiamo di ripercorrere a scendere la
strada del tram, non l’avrei mai detto ma anche se in discesa abbiamo fatto una
gran fatica… più subdola magari, ma ne avremmo pagato le conseguenze qualche
ora dopo. Anche perché c’è da dire che il manto stradale non è per nulla ciò a
cui si è abituati nelle varie capitali d’Europa.
Buche come groviera anche sui marciapiedi, asfalto disconnesso come ci fossero delle onde, pavimento tipo san pietrini ma più piccoli e mooolto scivolosi (che facevano persino sentire il piede instabile in certi tratti).
La cosa curiosa è che per terra è facilissimo trovare innumerevoli pezzi di vetro e cicche di sigarette, nonostante non si possa dire che sia una città sporca.
Buche come groviera anche sui marciapiedi, asfalto disconnesso come ci fossero delle onde, pavimento tipo san pietrini ma più piccoli e mooolto scivolosi (che facevano persino sentire il piede instabile in certi tratti).
La cosa curiosa è che per terra è facilissimo trovare innumerevoli pezzi di vetro e cicche di sigarette, nonostante non si possa dire che sia una città sporca.
Tornati in Piazza dos Restauradores
ci incamminiamo per arrivare in Piazza Rossio, passando così davanti ad una
stazione centrale e al Teatro Nazionale (che si affaccia proprio su Piazza
Rossio).
Cuore nevralgico della zona, la Piazza è piena di gente (turisti e non), ricca
di bistrot e negozietti, circondata da case bellissime, assediata da taxi e ape car per turisti.
In passato è stata teatro di varie vicende, per lo più negative visto che è qui che giustiziavano i condannati durante l’inquisizione. Fu ricostruita dopo un forte terremoto del 1755 che distrusse anche parecchi altri luoghi in città.
Ma il suo volto adesso è pieno di vita, tra gli arcobaleni delle fontane e le voci dei passanti.
Cuore nevralgico della zona, la Piazza è piena di gente (turisti e non), ricca
di bistrot e negozietti, circondata da case bellissime, assediata da taxi e ape car per turisti.In passato è stata teatro di varie vicende, per lo più negative visto che è qui che giustiziavano i condannati durante l’inquisizione. Fu ricostruita dopo un forte terremoto del 1755 che distrusse anche parecchi altri luoghi in città.
Ma il suo volto adesso è pieno di vita, tra gli arcobaleni delle fontane e le voci dei passanti.
La cosa che più mi ha fatto battere il cuore (perchè ne ho ritrovato delle smilitudini con la mia città natale) è proprio lo stile barocco, forma architettonica che, dopo il terremoto, ha dato volto nuovo alla città ricostruita... Esattamente come è avvenuto secoli fa alla mia Catania.

In uno slargo appena dietro le case e i taxi, troviamo una chiesetta.
Mio padre vuole entrare; confesso che in un primo momento sono piuttosto scettica, perché da fuori sembra una chiesa banale, anonima, magari neanche così importante… per fortuna non ho dato ascolto al mio giudizio della prima impressione e siamo entrati.
La Chiesa di Sao
Domingos, dagli esterni barocchi, custodisce dentro di sé una sorpresa
incredibile! Infatti le pareti, le campate e certe altre parti, mostrano ancora
i segni di un grosso incendio che l’aveva quasi distrutta nel 1959.Questa chiesa è stata volutamente tenuta così, per ricordarne i tragici eventi che l’hanno accompagnata nella storia; anche lei infatti è stata vittima del terremoto, poi appunto di questo incendio.
E’ da qui che ho cominciato a considerare Lisbona come “la città del karma”.
La Chiesa di Sao Domingos infatti, oltre che avere la funzione di “tribunale” durante l’inquisizione (erano infatti qui che venivano annunciate le condanne a morte per gli eretici), è stata teatro del Massacro di Lisbona del 1506, in cui vennero torturati e uccisi centinaia di giudei, accusati di aver provocato la siccità.
Queste equilibratissime “rese dei conti” permeano tutta la città e in qualche modo ne siamo stati testimoni e vittime/beneficiari anche noi.
Ma ci arriveremo presto…
To Be Continued...


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