Lisbona 12/17.11.2017 (terza parte)

ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]

Lisbona 13/11/2017 (seconda parte)



-Seconda parte-… La particolarità di Lisbona è che è costruita su diverse colline; colline molto vicine tra loro, dalle pareti ripide ma non tanto ampie da, una volta in cima, sembrare pianeggianti. 
Questo dà un senso ondulatorio alla città e permette di vederne alcuni punti (più in alto o più in basso in base a dove ci si trova) anche da distanze considerevoli.


Chi mi conosce abbastanza bene, sa del mio recente feticismo per le chiese dismesse, soprattutto se un po’ distrutte (complicato spiegare il perché in poche righe di un blog).
Quindi capirete il mio entusiasmo nel notare a distanza (su un punto più alto rispetto alla nostra posizione) quello che sembrava essere lo “scheletro di una chiesa” gotica.

Voglio vederla a tutti i costi! Ma sbagliamo svariate volte direzione prima di trovarne la strada. Poco male, visto che il nostro peregrinare ci conduce a visitare tanti altri posti.
Prima incontriamo la Basilica dos Martires, anch’essa in stile barocco. Il tetto è di una bellezza incredibile, per non parlare della cantoria appena sopra l’ingresso con il suo elegante organo.
Poi, in uno slargo poco più avanti, la statua bronzea di Fernando Pessoa (per chi non lo conoscesse è stato il più grande poeta portoghese) seduto ad un tavolino da bar. Ogni turista di passaggio non può che sedersi sulla sedia vuota accanto e condividere, anche per pochi attimi, un platonico caffè con lui.
Di seguito visitiamo la Chiesa da Nossa Senhora da Encarnacao, che però non c’è proprio piaciuta… niente di eccezionale.

In fine raggiungiamo la vivissima Piazza Luís de Camoes, con al centro il monumento che ritrae proprio il poeta che le dà il nome. Punto nodale di una delle zone più ricche di movida e locali; da qui, infatti, partono labirintiche stradine in salita in cui trovare bistrot, birrerie e pub piccolissimi, in cui è possibile prendere posto ai tavoli per strada.
Qui riassaggio (e convinco mio padre a provare) un Ovos Moles, prima di riprendere il cammino.

Finalmente riusciamo a raggiungere il Convento do Carmo, come detto in stile gotico, distrutta anch’essa nell’ormai conosciuto terremoto del 1755.

Appena fuori si può osservare una 
splendida fontana, che riprende lo stile del convento.
Da una grande porta è possibile quindi accedere “all’interno” ormai, senza più un tetto, esposto completamente al cielo e alla luce del sole.
Questo incantevole luogo è stato trasformato ed ospita (sia negli spazi esterni sia in quelli al chiuso) un museo archeologico, in cui è possibile vedere un sacco di cose interessantissime, tra cui: utensili, gioielli e i corpi mummificati (e completamente intatti) di due giovani.


Per pranzo restiamo in zona, decidiamo di fermarci al primo bistrot che troviamo... così assaggiamo altri due piatti tipici, nello specifico: dei funghi con sopra delle uova di quaglia e speck (la fine del mondo) e una tagliata di carne.

Dopo questa giornata intensissima, decidiamo quindi di rientrare in albergo a riposarci un po’ prima di riuscire per la sera.
Così rinfrescati e ricaricate un po’ le batterie, scegliamo di tornare verso Bario Alta (la zona della movida vicino a Piazza Luís de Camoes) e, avendo visto tantissimi locali interesanti lì, fermarci a mangiar qualcosa e goderci la vita notturna della città.

Giriamo prima un po’ di localini, tutti veramente strettissimi e fin troppo scomodi per fermarci. Finalmente ne troviamo uno che ci piace ed è anche più accogliente e meno “improvvisato per i più giovani”.
Mangiamo benissimo e ci troviamo veramente bene, nonostante ci siano delle difficoltà a comunicare (visto che il proprietario non parla in inglese).
Una volta finito di cenare divinamente, facciamo una passeggiata. Entriamo in un negozio di vini con il mobilio in legno, in cui sono esposte, in ordine di età, diverse bottiglie di Porto invecchiato. Se ne trovano veramente di molto datate, e sono messe in modo tale da invitare il compratore a prendere quello del suo anno di nascita.

Proseguendo con il giro notturno, troviamo difficoltà a passare da una strada piena di locali, perché tantissimi ragazzi e ragazze si sono appena riversati in strada… Lingue da tutto il mondo che parlano tra loro, alcuni in maniera concitata. Mio padre scorge tra loro un gruppetto che porta la bandiera svedese dipinta sulla guancia e che si diverte festosamente.
Mi dice quindi che quella sera ci sarebbe stata una partita fondamentale di qualificazione per l’Italia e che se non avessimo vinto contro la Svezia non ci saremmo presentati ai mondiali. Aggiunge che il vedere un gruppo così nutrito di gente che ride e brinda, gli fa intuire una disfatta della nostra nazionale.
Ed effettivamente poco più avanti, sempre in mezzo alla confusione di lingue e nazionalità che stiamo attraversando, incrociamo un gruppo di italiani che conferma la notizia. Non vi dico neanche lo shock di mio padre…

Così capiamo che forse è meglio chiudere qui la giornata, anche perché ci ha messi alla prova fisicamente ed emotivamente.


                        To Be Continued...


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