Lisbona 12/17.11.2017 (settima parte)

ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]

Lisbona 17/11/2017

Ultimo giorno a Lisbona.
Inutile dire che ci spiace veramente lasciarla.
Tutto di questa città ci ha accolto, dal clima alla gente, dal cibo ad ogni piccolo scorcio, tanto che mio padre esprime il desiderio di trasferirsi proprio a vivere qui… come biasimarlo?!
Torniamo a Belém per recuperare la visita al museo della navigazione.
Il viaggio ci è sembrato ancora più lungo dell’altra volta, ma per fortuna il bus non è molto pieno e troviamo subito posto a sedere.

Arrivati andiamo diretti verso il museo.
E’ pieno di bambini in gita scolastica, ma per fortuna sono lì per visitare la mostra momentanea
VIKINGS (sulle navi Vichinghe, appunto, e sulle loro imprese da navigatori) mentre noi siamo qui per la mostra permanente.



La sala espone numerosi modellini delle imbarcazioni nella storia.
Sia io che mio papà siamo appassionati di mare e navigazione e per noi è veramente incredibile trovarci davanti a certi cimeli storici.
Ovviamente non ci sono solo modellini e ricostruzioni delle imbarcazioni, ma anche medaglie, bandiere ed oggetti salvati dal fondo del mare.

Ci colpisce la cura nei dettagli di ogni abito e ci sorprende il pensiero che un tempo navi di quella bellezza, eleganza e potenza solcassero i mari, viaggiassero attraverso gli oceani.
Io poi sono molto interessata ai libri antichi e ai diari o alle lettere originali scritte a mano, quindi potete immaginare la mia curiosità mista ad emozione nel vedere veri e propri diari di bordo dei secoli passati.

Più avanti è possibile anche visitare la ricostruzione delle “cuccette” della nave Reale, quindi le stanze che ospitavano i sovrani nei loro lunghi viaggi; veri e propri appartamenti arredati con gran gusto.

Si prosegue in un hangar in cui si trovano delle vere e proprie imbarcazioni di dimensioni effettive: da barchette da pesca a otto remi con il fondale piatto (probabilmente costruite come trasporto per il fiume).
C’è anche una piccola esposizione di aeroplani d’epoca e antichi oggetti per l’aviazione.

E’ stata proprio una visita piacevole e interessante.

Pranzo al bar del museo (che, a prezzi abbordabili, offriva una modesta scelta di primi, secondi e insalatone), poi un giro al negozio dei souvenir dove, credetemi, avrei comprato ogni cosa!
Un’ultima passeggiata e un po’ di relax nella piazzetta antistante e riprendiamo il bus per tornare in albergo.

Nel rientrare decidiamo che vogliamo ASSOLUTAMENTE mangiare un’ultima pasteis de nata!
Così ci aggiriamo per tutto il circondario dell’albergo (giro che ci siamo ritrovati a fare spesso negli scorsi giorni, viste tutte le volte che sbagliavamo strada) per trovare una pasticceria.
Alla fine, non trovando nulla e presi un po’ dallo sconforto entriamo in un bar abbastanza anonimo, con proprietari anzianotti e arredamento da anteguerra… MA HANNO LE PASTEIS! E sono SUPERBUONE!
 

Riprendiamo i bagagli, salutiamo i gentilissimi ragazzi alla reception.
E’ ora di andare verso l’aeroporto.

Da qui cominciano una serie di avvenimenti piuttosto sfortunati che ci hanno reso non proprio piacevole il rientro.

Arrivati in metro sappiamo che nostre “VIVA viagem”, le tessere uniche per i mezzi pubblici che ci avevano dato al nostro arrivo a Lisbona, sono scariche.
Quindi per evitare di caricarci dentro troppo più denaro di quanto serva (visto che ormai dobbiamo fare una sola corsa verso l’aeroporto) cerchiamo di trovare una soluzione, ma si rivela più difficile del previsto.
Infatti, senza capire bene perché, sembra impossibile acquistare un solo viaggio; la macchinetta che ricarica le tessere non spiega affatto come fare e in giro non c’è nessuno che sembra poterci dare una mano.

Perdiamo un bel po’ di tempo e cominciamo anche a spazientirci tra di noi. Anche perché (impuntandoci nel non voler sprecare stupidamente i soldi) abbiamo ricaricato una sola delle due tessere con il minimo richiesto, l’equivalente di due ingressi, ma non è possibile obliterarlo per entrambi. Quindi io sono passata, ma mio padre no. 

Per fortuna un signore gentilissimo, che ci ha visti in difficoltà e discutere animatamente davanti ai tornelli, si è offerto di far entrare uno di noi con un altro suo biglietto.
Così, ringraziandolo in ogni lingua conosciuta che ci viene in mente, corriamo giù in metro e la troviamo pienissima di gente, probabilmente perché orario di punta da rientro lavorativo.


Scendiamo direttamente all’aeroporto che, solo adesso, notiamo essere veramente bellissimo e nuovissimo… almeno la sede del Terminal 1.
Infatti, non trovando negli schermi il nostro gate, cominciamo a chiedere in giro e una delle hostess di terra ci spiega che dobbiam0 dirigerci al Terminal 2, che è parecchio distante dall’1 e che dovremo prendere un autobus che lascia proprio lì davanti.
Il Terminal 2, in realtà è molto triste… si parla di un’unica sala, anche abbastanza vecchiotta e grigia, con pochissimi gate (tipo 6 o 8) ma piena a tappeto di gente.


Lo schermo segna effettivamente il nostro volo, ma non ancora il gate d’uscita, quindi aspettiamo pazientemente.
Dopo circa un’ora d’attesa (quando mancava poco meno di un’ora alla chiusura dell’imbarco) insieme ad un altro gruppetto di italiani che aspettava in nostro stesso aereo, scopriamo (non mi chiedete come, perché non è chiaro neanche a me come l’hanno capito) che una delle file interminabili di passeggeri, fermi davanti ad uno dei gate da ore, era per il nostro volo!
Quindi ci mettiamo tutti in fila un po’ alterati, perché non c’erano stati aggiornamenti ne cambiamenti nella schermata delle partenze, nonostante le aspettassimo da tempo.

Quando finalmente aprono il gate siamo tra gli ultimi e OVVIAMENTE decidono di mettere i nostri bagagli in stiva (che grandissima rottura) e, non contenti, guardando il mio trolley, mi chiedono di misurarlo per vedere se è conforme.
Ora… mai nessuno mi aveva fatto problemi per il mio trolley, a maggior ragione quando era stato già deciso che l’avrebbero messo in stiva, ad ogni modo scopro così che a causa delle ruote (che non sono rimovibili) il mio trolley risultava più alto del consentito di circa 3cm/4cm (vi giuro, non di più).

Per questo bello scherzetto vogliono farci pagare 50 euro. Capisco che le regole sono regole, ma francamente non capisco IN STIVA quale problema possano creare 3cm in più di bagaglio. Così cerchiamo di convincere lo steward che non ci avevano fatto problemi all’andata e che si sarebbe trattato comunque di non portare il trolley nelle cappelliere dove avrebbe potuto dare fastidio; ma, niente, il tipo è stato veramente irremovibile e anche parecchio scortese a dire il vero, si è voltato in maniera sgarbata e offensiva nonostante noi fossimo comunque tranquilli e cordiali (sapendo appunto di essere nel torto).

Paghiamo il sovrapprezzo (che è stato praticamente come comprare un altro biglietto di ritorno) e, veramente presi malissimo, saliamo finalmente sull’aero.
Tra le altre cose, saremo stati seduti lontanissimi…
 
Ma il karma di Lisbona, a cui credo ormai ciecamente, è venuto in nostro aiuto!
Così destino vuole che una ragazza, seduta accanto a mio padre, mi chiede se voglio fare a cambio di posto per stare vicina a sua sorella (che invece era mia vicina di sedile) e che per di più, nella fila dove ci sediamo io e mio padre ci sia il terzo posto vuoto. Almeno abbiamo tutto lo spazio comodo per noi. Magra consolazione forse, ma per lo meno ci ha fatto dimenticare le ultime ore poco piacevoli.

Rientrati a Milano, siamo pronti a ritornare alla realtà. Ci accoglie un bel po’ di freddo e cielo nuvoloso. E’ stato un po’ come passare dall’estate all’inverno.
Ma il viaggio a Lisbona rimarrà sicuramente uno dei più intensi e memorabili di sempre!


                                                      Fine.

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