Marrakech 04/09.12.2017 (prima parte)
ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]
Marrakech 04/12/2017
Nonostante abbia viaggiato parecchio sin
da bambina, questa per me sarà la prima esperienza in un altro continente.
Lasciamo quindi la vecchia Europa per raggiungere un’ancora più antica culla di storia e cultura: l’Africa.
Ma iniziamo dalla partenza, essendo
la prima volta che facciamo la trafila con il passaporto, ed essendo io un po’
ansiosa di natura (quando si parla di orari di viaggio), siamo arrivati con largo
anticipo in aeroporto.
Non si è rivelata poi una pessima idea, visto che effettivamente c’era parecchia gente ai controlli del passaporto.
Il volo è durato circa 3 ore e mezza ed è stato tranquillo; con P. siamo riusciti a sederci vicini nonostante Ryanair ormai lo renda pressoché impossibile.
Atterrati a Marrakech ci aspetta il controllo dei documenti in uscita, la compilazione dei fogli della dogana. Vi confesso che per me è stato emozionante e anche un po’ adrenalinico (con l’ansia di sbagliare a scrivere qualcosa).
L’aeroporto è enorme ma resta una zona franca in cui non è ancora chiaro cosa aspettarsi una volta fuori da quelle mura moderne.
Appena passata la porta d’uscita
veniamo investiti dal tepore del sole, tepore che abbiamo lasciato ormai qualche
mese fa, ma che ritrovare a dicembre è veramente piacevole.
Oggi è il compleanno di P, penso sia il primo che festeggia in maniche corte.
Raggiungiamo l’autista che ci ha
mandato il nostro Riad (nome delle
abitazioni urbane tradizionali in Marocco, molte delle quali ormai adibite ad
alberghi o B&B).
Ci accompagna alla sua macchina prendendo il bagaglio dalle mani di P. e lasciando a me trasportare il mio; la cosa suona così tanto cliché che mi fa sbuffare a ridere. Con P. ironizziamo sul fatto che essendo il suo compleanno probabilmente avrà notato che è più vecchietto di me.
Una volta in auto osservo il paesaggio che è veramente completamente nuovo ai miei occhi.
Il colore dei palazzi che costeggiamo, la vegetazione, la vita caotica che attraversa le strade.
E’ una sensazione forse un po’ stupida, di certo non semplice da spiegare, ma mi sento veramente in un mondo completamente nuovo, diverso da tutto ciò che ho visto fino ad ora. Perché, per quanto possano cambiare le città e le lingue in Europa, ho sempre avuto la sensazione ci fosse qualcosa di familiare in ogni posto che visitavo; qui è quasi come se viaggiassi per la prima volta.
In città l’auto è costretta a
muoversi a passo d’uomo per il traffico di mezzi e pedoni che riempiono le
strade. Si accosta in uno slargo, da qui diventa tutta zona pedonale. Siamo
vicinissimi alla famigerata Piazza Jamaa el Fna la piazza del mercato
attorno alla quale si sviluppa la Medina
(la città antica).
L’autista scarica i nostri bagagli e parla con un signore con una grossa e strana carriola, è lui la nostra prossima guida e “portabagagli” per la zona pedonale, ci lascerà al riad.
Imbocchiamo una stradina
strettissima e lunghissima che incrocia il souk principale, la percorriamo per
un po’ costeggiando diversi riad con i loro caratteristici portoncini, uno più
bello dell’altro. I riad hanno una struttura molto particolare, infatti si
sviluppano attorno ad un cortile centrale (che ne fa anche da ampio lucernaio)
e le stanze si distribuiscono in diversi piani affacciandosi proprio come dei
balconi.
Le finestre danno tutte sul cortile interno e non ce ne sono che danno verso l’esterno della strada.
Infatti è incredibile constatare come l’esterno dei palazzi sia sempre molto modesto, se non delle volte addirittura fatiscente, ma gli ingressi siano sempre così belli e curati.
La spiegazione di queste caratteristiche è da individuare nella tradizione islamica, infatti non vi deve essere, esteriormente, nessuna esplicita o sfacciata dimostrazione di ricchezza, è impossibile sbirciare o curiosare al suo interno, ma l’ingresso invita ad entrare e a scoprirne le meraviglie, l’accoglienza e la bellezza interiore.
Arriviamo al Riad EL Marah nostro primo alloggio (che ci ospiterà solo per
questa notte, in accordo con la proprietaria di quello che avevamo prenotato
precedentemente). Ci accoglie il proprietario che è un giovane marocchino,
dall’aspetto hipster, identico (in maniera impressionante) all’attore Chris
Rock, ed è così infatti che lo chiameremo per il resto della permanenza!

La piazza Jamaa El Fna è gremita di gente, le uniche luci ad illuminarla sono quelle delle botteghe del mercato, ancora aperte lungo il perimetro e dei furgoncini con frutta, spremute e datteri al centro. Nell’aria risuona della musica berbera, al centro della piazza ci sono dei musicisti che danzano con vestiti tipici. Le donne si avvicinano, ci fermano provando a farmi pittare con l’hennè, così conosciamo Rajina che è giovanissima ed ha un sorriso gentile, le prometto che tornerò da lei quando deciderò di farmi decorare la mano. La vita notturna è incredibile, c’è tantissimo turismo ma anche tantissimo movimento dei cittadini.
Cerchiamo una banca dove prelevare o un posto dove scambiare gli euro in Dirham (moneta locale). Devo dire che si rivela un’impresa, non perché non ci siano bancomat in piazza, ma perché le macchinette non sempre accettano le carte, infatti P. non riesce a prelevare; per fortuna ho ancora dei contanti da poter scambiare e gli uffici di cambio sono aperti fino a tarda sera.
Rasserenati un po’ sulla questione
denaro, decidiamo di procurarci anche una sim telefonica per poter comunicare
ed avere la connessione ovunque. Così fermiamo un ragazzo promoter della Inwi (una compagnia telefonica marocchina)
e lui ci ha direttamente consegnato la sim e aiutato per l’attivazione.
Personalmente consiglio di procurarsi una scheda telefonica marocchina anche se si sta lì per pochi giorni, il prezzo dell’attivazione non è affatto esorbitante e avere la connessione in ogni momento può essere utile soprattutto nella labirintica Medina. E’ possibile trovare diversi punti vendita della Inwi (e di altre compagnie telefoniche simili), ma anche parecchi promoter sia in aeroporto, che in giro per la città e nei dintorni della piazza.
Il primo termine che mi viene in mente per descrivere il piatto è: “sano”!
Il sapore è decisamente delicato ma, nonostante le spezie, manca di sapidità; certo la carne del pollo è super buona e si stacca dall’osso con estrema facilità e le varie verdure (come carote e zucchine) si sciolgono in bocca, ma per il resto devo dire che non ho fatto i salti di gioia. Anche perché il cous cous ci ha saziati ma senza darci molta soddisfazione. Devo ancora capire se si tratta nello specifico della cucina di questo locale o se è una cosa estendibile al tipo di cottura, ma ho ancora parecchio tempo per farmi un idea.
In compenso ci siamo riempiti di eccezionalissimo tè alla menta, bevanda tradizionale e molto conosciuta, calda profumatissima e taaanto buona!
Finita la cena e pagando il conto, la nostra gentilissima e carinissima
cameriera ci ha invitato a votarli su TripAdvisor (cosa che a quanto pare dà
molta visibilità qui, ed è parecchio richiesta dai locali, probabilmente perché
i turisti si affidano spesso a questo sito).

E’ l’ “Adhàn”, la chiamata islamica alla preghiera, che avviene per 5 volte al giorno ed è di norma fatta dal Muezzin (che appunto ha l’incarico di ricordare l’obbligo della preghiera), dal Minareto, l’alta torre delle moschee.
Non vi nego che per qualche istante mi ha angosciato sentire questa voce, praticamente robotica dai megafoni, nell’assoluto silenzio quasi innaturale della città; ma subito dopo ne ho apprezzato l’incredibile forza unificatrice che trasmette e mi ha accompagnato nel riposo, come un mantra.
Marrakech 04/12/2017
Nonostante abbia viaggiato parecchio sin
da bambina, questa per me sarà la prima esperienza in un altro continente.Lasciamo quindi la vecchia Europa per raggiungere un’ancora più antica culla di storia e cultura: l’Africa.
Nello specifico ovviamente parlo del
Marocco, paese che, a detta di tutti quelli che lo hanno visitato, rapisce
cuore e occhi con la sua unicità e bellezza.
Ed effettivamente è così che ci ha accolti, lasciandoci senza parole per esprimere ciò che proviamo.
Ed effettivamente è così che ci ha accolti, lasciandoci senza parole per esprimere ciò che proviamo.
Ma iniziamo dalla partenza, essendo
la prima volta che facciamo la trafila con il passaporto, ed essendo io un po’
ansiosa di natura (quando si parla di orari di viaggio), siamo arrivati con largo
anticipo in aeroporto. Non si è rivelata poi una pessima idea, visto che effettivamente c’era parecchia gente ai controlli del passaporto.
Il volo è durato circa 3 ore e mezza ed è stato tranquillo; con P. siamo riusciti a sederci vicini nonostante Ryanair ormai lo renda pressoché impossibile.
Atterrati a Marrakech ci aspetta il controllo dei documenti in uscita, la compilazione dei fogli della dogana. Vi confesso che per me è stato emozionante e anche un po’ adrenalinico (con l’ansia di sbagliare a scrivere qualcosa).
L’aeroporto è enorme ma resta una zona franca in cui non è ancora chiaro cosa aspettarsi una volta fuori da quelle mura moderne.
Appena passata la porta d’uscita
veniamo investiti dal tepore del sole, tepore che abbiamo lasciato ormai qualche
mese fa, ma che ritrovare a dicembre è veramente piacevole.Oggi è il compleanno di P, penso sia il primo che festeggia in maniche corte.
Raggiungiamo l’autista che ci ha
mandato il nostro Riad (nome delle
abitazioni urbane tradizionali in Marocco, molte delle quali ormai adibite ad
alberghi o B&B). Ci accompagna alla sua macchina prendendo il bagaglio dalle mani di P. e lasciando a me trasportare il mio; la cosa suona così tanto cliché che mi fa sbuffare a ridere. Con P. ironizziamo sul fatto che essendo il suo compleanno probabilmente avrà notato che è più vecchietto di me.
Una volta in auto osservo il paesaggio che è veramente completamente nuovo ai miei occhi.
Il colore dei palazzi che costeggiamo, la vegetazione, la vita caotica che attraversa le strade.
E’ una sensazione forse un po’ stupida, di certo non semplice da spiegare, ma mi sento veramente in un mondo completamente nuovo, diverso da tutto ciò che ho visto fino ad ora. Perché, per quanto possano cambiare le città e le lingue in Europa, ho sempre avuto la sensazione ci fosse qualcosa di familiare in ogni posto che visitavo; qui è quasi come se viaggiassi per la prima volta.
In città l’auto è costretta a
muoversi a passo d’uomo per il traffico di mezzi e pedoni che riempiono le
strade. Si accosta in uno slargo, da qui diventa tutta zona pedonale. Siamo
vicinissimi alla famigerata Piazza Jamaa el Fna la piazza del mercato
attorno alla quale si sviluppa la Medina
(la città antica).L’autista scarica i nostri bagagli e parla con un signore con una grossa e strana carriola, è lui la nostra prossima guida e “portabagagli” per la zona pedonale, ci lascerà al riad.
Salutiamo l’autista e ci
incamminiamo seguendo il corpulento e baffuto omino della carriola. Cammina a
passo veloce abituato ad evitare la calca della gente nella medina, io faccio
un po’ fatica a stargli dietro, sia perché intenta a guardarmi in giro come una
bambina in un negozio di giocattoli, sia perché è veramente difficile capire il
flusso confusionario di gente, biciclette e motorini.
Entriamo in uno dei Souk (che sono delle strade più o meno
larghe, alcune coperte da tettoie, in cui si estende il mercato oltre la pizza
centrale) e la gente prova a richiamare la nostra attenzione. Ci parlano in
tantissime lingue dandoci il benvenuto e per cercare di capire da dove
proveniamo. Ovviamente provano in francese (loro seconda lingua) ed in inglese,
ma appena colgono qualche parola scambiata con P. diventa chiarissimo per loro
che siamo italiani.
Così ci gridano sorridendo “aah Italia!”, “Ciao!”, “Bella l’Italia” ed è subito accoglienza mediterranea.
Così ci gridano sorridendo “aah Italia!”, “Ciao!”, “Bella l’Italia” ed è subito accoglienza mediterranea.
Imbocchiamo una stradina
strettissima e lunghissima che incrocia il souk principale, la percorriamo per
un po’ costeggiando diversi riad con i loro caratteristici portoncini, uno più
bello dell’altro. I riad hanno una struttura molto particolare, infatti si
sviluppano attorno ad un cortile centrale (che ne fa anche da ampio lucernaio)
e le stanze si distribuiscono in diversi piani affacciandosi proprio come dei
balconi. Le finestre danno tutte sul cortile interno e non ce ne sono che danno verso l’esterno della strada.
Infatti è incredibile constatare come l’esterno dei palazzi sia sempre molto modesto, se non delle volte addirittura fatiscente, ma gli ingressi siano sempre così belli e curati.
La spiegazione di queste caratteristiche è da individuare nella tradizione islamica, infatti non vi deve essere, esteriormente, nessuna esplicita o sfacciata dimostrazione di ricchezza, è impossibile sbirciare o curiosare al suo interno, ma l’ingresso invita ad entrare e a scoprirne le meraviglie, l’accoglienza e la bellezza interiore.
Arriviamo al Riad EL Marah nostro primo alloggio (che ci ospiterà solo per
questa notte, in accordo con la proprietaria di quello che avevamo prenotato
precedentemente). Ci accoglie il proprietario che è un giovane marocchino,
dall’aspetto hipster, identico (in maniera impressionante) all’attore Chris
Rock, ed è così infatti che lo chiameremo per il resto della permanenza!
Chris Rock è super gentile, parla
benissimo l’inglese e ci mostra la nostra camera che è al pian terreno ed è carinissima.
Decidiamo di rinfrescarci e
riposarci un attimo per poi iniziare il nostro primo giro serale di Marrakech,
approfittando dello spettacolo naturale del tramonto.

La piazza Jamaa El Fna è gremita di gente, le uniche luci ad illuminarla sono quelle delle botteghe del mercato, ancora aperte lungo il perimetro e dei furgoncini con frutta, spremute e datteri al centro. Nell’aria risuona della musica berbera, al centro della piazza ci sono dei musicisti che danzano con vestiti tipici. Le donne si avvicinano, ci fermano provando a farmi pittare con l’hennè, così conosciamo Rajina che è giovanissima ed ha un sorriso gentile, le prometto che tornerò da lei quando deciderò di farmi decorare la mano. La vita notturna è incredibile, c’è tantissimo turismo ma anche tantissimo movimento dei cittadini.
Cerchiamo una banca dove prelevare o un posto dove scambiare gli euro in Dirham (moneta locale). Devo dire che si rivela un’impresa, non perché non ci siano bancomat in piazza, ma perché le macchinette non sempre accettano le carte, infatti P. non riesce a prelevare; per fortuna ho ancora dei contanti da poter scambiare e gli uffici di cambio sono aperti fino a tarda sera.
Rasserenati un po’ sulla questione
denaro, decidiamo di procurarci anche una sim telefonica per poter comunicare
ed avere la connessione ovunque. Così fermiamo un ragazzo promoter della Inwi (una compagnia telefonica marocchina)
e lui ci ha direttamente consegnato la sim e aiutato per l’attivazione. Personalmente consiglio di procurarsi una scheda telefonica marocchina anche se si sta lì per pochi giorni, il prezzo dell’attivazione non è affatto esorbitante e avere la connessione in ogni momento può essere utile soprattutto nella labirintica Medina. E’ possibile trovare diversi punti vendita della Inwi (e di altre compagnie telefoniche simili), ma anche parecchi promoter sia in aeroporto, che in giro per la città e nei dintorni della piazza.
Assistiamo anche ad una breve
processione in cui dei ragazzi, vestiti con abiti particolari (oserei dire da
cerimonia religiosa) portano in giro una grossissima coppa d’oro sopra un vassoio,
sempre in oro, e danzano avvicinandosi alla gente per mostrare quell’oggetto.
Ho chiesto al promoter di che festa si trattasse ma tra il mio inglese
masticato, la confusione tutta intorno e probabilmente l’impossibilità del
ragazzo di spiegarmi in breve un pezzo della loro tradizione e/o storia, è
stato per me incomprensibile.
Andiamo così ad assaggiare la
tanto osannata spremuta d’arancia in uno dei numerosi furgoncini. Da siciliana
ammetto di essere parecchio scettica, ma invece sono bastati due sorsi per
farmi innamorare definitivamente e farmi decidere di berne ancora e ancora nei
prossimi giorni.
In lontananza poi abbiamo visto la
maestosa e magnetica Moschea della
Kutubiyya (o Koutoubia), magica come
un castello delle fiabe stagliata nel cielo e illuminata dalle luci della città
e dal tramonto. Al centro di un luuunghissimo corridoio di lampioni, ognuno con
sopra delle lucette decorative che richiamano alla bandiera del Marocco.
Tutto intorno carrozze e cavalli pronti a far fare un giro ai turisti e dei giardini romantici pieni di fiori e palme. Un vero incanto!
Tutto intorno carrozze e cavalli pronti a far fare un giro ai turisti e dei giardini romantici pieni di fiori e palme. Un vero incanto!
E' ora di cena.
Passeggiamo tra i souk e ogni locale ha dei ragazzi che ti invitano ad entrare.
Ci sono alcune stradine dove sono veramente uno accanto all’altro e fanno di
tutto per coinvolgerti e convincerti a mangiare da loro.
Noi abbiamo scelto
quello che sembra un bistrot spagnolo, per colori e decorazioni. Ad accoglierci,
una volta entrati, ci sono una bellissima cameriera che parla italiano e il
proprietario (che parla solo in francese ma ride ad ogni cosa che diciamo).
Ovviamente decidiamo di prendere entrambi il cous cous con carne e verdure, cotto nelle tajine (che sono dei piatti in terracotta con dei coperchi che permettono
una cottura in umido molto leggera, ma il termine viene utilizzato anche come
nome di alcune ricette tipiche della cucina marocchina).
Il primo termine che mi viene in mente per descrivere il piatto è: “sano”!
Il sapore è decisamente delicato ma, nonostante le spezie, manca di sapidità; certo la carne del pollo è super buona e si stacca dall’osso con estrema facilità e le varie verdure (come carote e zucchine) si sciolgono in bocca, ma per il resto devo dire che non ho fatto i salti di gioia. Anche perché il cous cous ci ha saziati ma senza darci molta soddisfazione. Devo ancora capire se si tratta nello specifico della cucina di questo locale o se è una cosa estendibile al tipo di cottura, ma ho ancora parecchio tempo per farmi un idea.
In compenso ci siamo riempiti di eccezionalissimo tè alla menta, bevanda tradizionale e molto conosciuta, calda profumatissima e taaanto buona!
Rientriamo in camera, abbastanza
assonnati dalla giornata di viaggio e dalla valanga di cose nuove e
meravigliose che abbiamo appena visto.
La zona in cui dormiamo e il riad stesso, pur essendo veramente a due passi dal cuore pulsante e caotico della città antica, sono incredibilmente silenziosi e isolati dal trambusto della vicina piazza, il che lo rende un posto adatto per riposarsi.
Ma poco prima di riuscire a chiudere gli occhi sentiamo riecheggiare una voce da degli altoparlanti.
La zona in cui dormiamo e il riad stesso, pur essendo veramente a due passi dal cuore pulsante e caotico della città antica, sono incredibilmente silenziosi e isolati dal trambusto della vicina piazza, il che lo rende un posto adatto per riposarsi.
Ma poco prima di riuscire a chiudere gli occhi sentiamo riecheggiare una voce da degli altoparlanti.

E’ l’ “Adhàn”, la chiamata islamica alla preghiera, che avviene per 5 volte al giorno ed è di norma fatta dal Muezzin (che appunto ha l’incarico di ricordare l’obbligo della preghiera), dal Minareto, l’alta torre delle moschee.
Non vi nego che per qualche istante mi ha angosciato sentire questa voce, praticamente robotica dai megafoni, nell’assoluto silenzio quasi innaturale della città; ma subito dopo ne ho apprezzato l’incredibile forza unificatrice che trasmette e mi ha accompagnato nel riposo, come un mantra.
To Be Continued...






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