Marrakech 04/09.12.2017 (seconda parte)
ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]
Marrakech 05/12/2017
Timidamente
e annunciando il nostro passaggio, vaghiamo su per i piani del riad, fino ad
arrivare al terrazzino in cima. Ad accoglierci, oltre ad un sorridente Chris
Rock, troviamo dei tavolini colorati e apparecchiati, disposti qui e lì sotto
grandi ombrelloni parasole, e altri turisti che, come noi provenienti da
diverse altre parti del mondo, fanno colazione.
Il
cielo limpido, il sole caldo, quella colazione così buona e ricca (consumata
tra i colori della ceramica marocchina) ci rapiscono completamente.
Parte
il nostro primo giro mattiniero della città. Già dai primi passi veniamo
fermati e coinvolti da vari passanti che cercano di attirare la nostra
attenzione, che sia per venderci qualcosa o semplicemente per consigliarci
luoghi da visitare.
Io, con ingenua curiosità, sono disposta a farmi trascinare dalle situazioni, a P., invece, questo tipo di insistenza e “invadenza” sta un po’ stretta.
Insieme dovremmo bilanciarci nel modo migliore per goderci al meglio quest’avventura, senza però correre rischi stupidi.
E’
un viavai incessante di motorini e asinelli che trainano carretti, quando si
capisce dove fermarsi per lasciar passare, ecco che arriva qualcuno sfrecciando
in bici.
Ci si avvicina un uomo con un
tesserino da guida ufficiale che comincia a parlarci in italiano, ci spiega un
po’ di cose della moschea e in fine ci consiglia di affidarci sempre alle guide
ufficiali perché pagate già dallo Stato e che quindi non chiedono soldi ai
turisti.
Subito dopo ci parla di alcune donne berbere che “solo per un giorno a settimana” passano dalla città, lasciando l’unica striscia di territorio in cui si produce l’argan, per venderlo e mostrarne la lavorazione.
La cosa ci suona un attimo sospetta, anche perché poco prima, al mercato, un altro tipo ci aveva fermato con la scusa di consigliarci di andare nella zona delle concerie a fare delle belle foto, perché “solo per un giorno a settimana” i conciatori berberi tornavano in città e blablabla…

Consiglio
spassionato; non so se è capitato solo a noi, ma nel caso non fosse così vi
informo che a Marrakech hanno la tendenza a convincere i turisti con la scusa
del “solo per un giorno a settimana avviene –cosa X che cercano di promuovere-“
è il più delle volte si tratta di cose in cui cercheranno di vendervi qualcosa
o da cui loro guadagnano una percentuale portando qualche “pollo da spennare”.
Noi ci siamo caduti in pieno e, a quanto pare, l’essere fregati dai venditori è un po’ un rito di passaggio in Marocco, il che non lo rende meno fastidioso quando ci si accorge di essere stati un po’ allocchi.
Ripartiamo
alla volta dello splendido Palazzo El
Badi. Le sue mura alte e spoglie, nascondono un tesoro incredibile di
antichità e natura. Infatti attraversato l’ingresso ci si trova davanti un
enorme cortile con piscine e terrazze, edifici datati intorno al 1580 (divenuti
ormai casa per numerose cicogne), giardini e meraviglie di ogni tipo.
Il Palazzo è veramente molto grande e si estende anche in un piano sottoterra e
oltre il cortile centrale (che sembra in un primo momento delimitarne il
perimetro), quindi giratelo con calma e scopritene ogni angolo, anche il più
nascosto ad un occhio distratto.
Godetevi quel silenzio che vi isolerà dal trantran della città appena fuori.
E’ un luogo indescrivibile in cui il tempo sembra fermarsi.
Qui ho potuto dar sfogo al mio amatorialissimo e ridicolissimo birdwatching, che non ha nulla di professionale, ma mi vede lanciar gridolini emozionati e scattar foto ad ogni malcapitato pennuto incontrato per strada, anche il più comune…
Proseguiamo
il nostro giro attraversando la Porta
Bab Agnaou, una delle 19 porte della
medina. Un ingresso cittadino in pietra e mattoni dalla forma particolare (che
ricorda un po’ la coda di un pavone o una conchiglia) e decori.
Siamo
decisamente più guardinghi dopo la fregatura della mattinata, ma anche lui
parla italiano piuttosto bene e non sembra volerci vendere nulla, anzi, ci
spiega che quei dolci si chiamano Briwat e come sono fatti, che sono
tipici della cucina marocchina e che questo posto è (secondo lui) il migliore
della città… detto questo se ne va.

Soddisfattissimi
per lo spuntino, andiamo a visitare le Tombe
Saadiane (o Sa’diane o dei Saaditi che dir si voglia).
E’
già passata l’ora di pranzo, senza che ce accorgessimo a dire il vero (visto
anche l’abbondante colazione e il delizioso spuntino), ma, come ogni città
meridionale che si rispetti, a Marrakech si può mangiare a qualsiasi ora!
Così raggiungiamo una piccola piazzetta molto carina piena di negozi di souvenir o spezie e localini uno accanto all’altro (Piazza des Ferblantiers).
Ci
sediamo nel primo ristorantino che ci ispira, in piazza girano molti ragazzi
che, menù alla mano, invitano i turisti ad accomodarsi.
Così facciamo la conoscenza di Mr. Welcome (che crediamo sia il proprietario), chiamato così perché in inglese sa appena una parola, “welcome” appunto… e la usa in abbondanza e per ogni interazione, accompagnandola con gesti premurosi e piuttosto comunicativi… un personaggione, devo ammetterlo!
Rinfrescati
e docciati, ci dirigiamo verso il cuore del mercato che ha nuovamente cambiato
abito, vestendosi da sera.
Scegliamo di non cenare, ma di concederci un tè caldo, visto che la temperatura si è abbassata.
Da
lì godiamo di una vista meravigliosa! Osserviamo tutto dall’alto permettendoci
di assaporarne a pieno la vitalità. Sono questi i momenti che restano
indelebili quando si torna da un viaggio, quelli in cui senti di essere nel
centro di qualcosa di grande e quasi magico, che ti fa emozionare.

E così la giornata si avvia a finire, lasciandoci in bocca il sapore del tè e dei dolcini che lo accompagnavano, nelle orecchie il suono dei tamburi degli artisti di strada e negli occhi tanta bellezza.
To Be Continued...
Marrakech 05/12/2017
Ci svegliamo esattamente come eravamo
andati a dormire la notte prima, con L’Adhàn che riecheggia dagli altoparlanti
per poi ripiombare nuovamente nel silenzio della nostra stradina.
Oggi dobbiamo lasciare il riad
gestito da Chris Rock per raggiungere quello definitivo, che ci vedrà ospiti
per il resto della permanenza a Marrakech.
Così, richiusi i bagagli e lasciata
la stanza, cominciamo ad aggirarci per la struttura alla ricerca del giovane
proprietario per saldare il conto e fare check-out.
Timidamente
e annunciando il nostro passaggio, vaghiamo su per i piani del riad, fino ad
arrivare al terrazzino in cima. Ad accoglierci, oltre ad un sorridente Chris
Rock, troviamo dei tavolini colorati e apparecchiati, disposti qui e lì sotto
grandi ombrelloni parasole, e altri turisti che, come noi provenienti da
diverse altre parti del mondo, fanno colazione.
Chris
Rock ci invita a sederci, prima di andar via, a mangiare qualcosa; così
prendiamo posto ad un tavolino, piacevolmente sorpresi da questa inaspettata
offerta.
Da
un piccolo angolo cottura/cucinino (con tanto di forno a legna e tettoia in
pietra) esce una signora (che scopriamo essere la cuoca) portandoci tutto il
ben di Dio che ci si possa immaginare; roba casereccia fatta al momento apposta
per noi, ancora calda e profumata.
Il
cielo limpido, il sole caldo, quella colazione così buona e ricca (consumata
tra i colori della ceramica marocchina) ci rapiscono completamente.
Una
volta finita la colazione, Chris Rock ci conferma che il trasferimento nel
nuovo riad si farà nel tardo pomeriggio e che intanto possiamo tranquillamente
iniziare la nostra visita lasciando i bagagli in stanza.
Parte
il nostro primo giro mattiniero della città. Già dai primi passi veniamo
fermati e coinvolti da vari passanti che cercano di attirare la nostra
attenzione, che sia per venderci qualcosa o semplicemente per consigliarci
luoghi da visitare. Io, con ingenua curiosità, sono disposta a farmi trascinare dalle situazioni, a P., invece, questo tipo di insistenza e “invadenza” sta un po’ stretta.
Insieme dovremmo bilanciarci nel modo migliore per goderci al meglio quest’avventura, senza però correre rischi stupidi.
La
vita del mercato la mattina è diversa ma altrettanto caotica. Ci sono ancora
più furgoncini di frutta e aranciata, sono scomparsi i venditori delle
bellissime lampade ad olio sostituiti da incantatori di serpenti e addestratori
di scimmiette, alle donne dell’hennè si aggiungono i venditori di pane e
biscotti.
E’
un viavai incessante di motorini e asinelli che trainano carretti, quando si
capisce dove fermarsi per lasciar passare, ecco che arriva qualcuno sfrecciando
in bici.
Il clima è perfetto, tepore senza troppa afa, nonostante ci si muova attraverso
la gente e nelle stradine più strette.
Prima
visita prevista della giornata: la moschea della Koutoubia.
Attraversiamo così il grande spiazzo occupato dalle carrozze a riposo e in attesa.
Attraversiamo così il grande spiazzo occupato dalle carrozze a riposo e in attesa.
Una volta davanti allo splendido
minareto, ci fa sorridere il pensiero che la voce che sentiamo dagli altoparlanti
(almeno in questa zona) parta proprio da qui.
Purtroppo scopriamo anche che non è consentito l’accesso ai non musulmani all’interno delle moschee di tutta Marrakech (e a quanto pare anche di tutto il Marocco, a parte per alcune eccezioni a Casablanca, trattandosi, per esempio, di moschee adibite a museo).
Quindi restiamo nei paraggi per ammirarla come si deve almeno dall’esterno.
Purtroppo scopriamo anche che non è consentito l’accesso ai non musulmani all’interno delle moschee di tutta Marrakech (e a quanto pare anche di tutto il Marocco, a parte per alcune eccezioni a Casablanca, trattandosi, per esempio, di moschee adibite a museo).
Quindi restiamo nei paraggi per ammirarla come si deve almeno dall’esterno.
Ci si avvicina un uomo con un
tesserino da guida ufficiale che comincia a parlarci in italiano, ci spiega un
po’ di cose della moschea e in fine ci consiglia di affidarci sempre alle guide
ufficiali perché pagate già dallo Stato e che quindi non chiedono soldi ai
turisti.Subito dopo ci parla di alcune donne berbere che “solo per un giorno a settimana” passano dalla città, lasciando l’unica striscia di territorio in cui si produce l’argan, per venderlo e mostrarne la lavorazione.
La cosa ci suona un attimo sospetta, anche perché poco prima, al mercato, un altro tipo ci aveva fermato con la scusa di consigliarci di andare nella zona delle concerie a fare delle belle foto, perché “solo per un giorno a settimana” i conciatori berberi tornavano in città e blablabla…

Consiglio
spassionato; non so se è capitato solo a noi, ma nel caso non fosse così vi
informo che a Marrakech hanno la tendenza a convincere i turisti con la scusa
del “solo per un giorno a settimana avviene –cosa X che cercano di promuovere-“
è il più delle volte si tratta di cose in cui cercheranno di vendervi qualcosa
o da cui loro guadagnano una percentuale portando qualche “pollo da spennare”. Noi ci siamo caduti in pieno e, a quanto pare, l’essere fregati dai venditori è un po’ un rito di passaggio in Marocco, il che non lo rende meno fastidioso quando ci si accorge di essere stati un po’ allocchi.
Quindi
nonostante la “moneta forte” state all’erta a non cadere in “trappole
commerciali” brillantemente architettate da veri e proprio maestri del
marketing.
Ripartiamo
alla volta dello splendido Palazzo El
Badi. Le sue mura alte e spoglie, nascondono un tesoro incredibile di
antichità e natura. Infatti attraversato l’ingresso ci si trova davanti un
enorme cortile con piscine e terrazze, edifici datati intorno al 1580 (divenuti
ormai casa per numerose cicogne), giardini e meraviglie di ogni tipo.
Il Palazzo è veramente molto grande e si estende anche in un piano sottoterra e
oltre il cortile centrale (che sembra in un primo momento delimitarne il
perimetro), quindi giratelo con calma e scopritene ogni angolo, anche il più
nascosto ad un occhio distratto.Godetevi quel silenzio che vi isolerà dal trantran della città appena fuori.
E’ un luogo indescrivibile in cui il tempo sembra fermarsi.
Qui ho potuto dar sfogo al mio amatorialissimo e ridicolissimo birdwatching, che non ha nulla di professionale, ma mi vede lanciar gridolini emozionati e scattar foto ad ogni malcapitato pennuto incontrato per strada, anche il più comune…
Proseguiamo
il nostro giro attraversando la Porta
Bab Agnaou, una delle 19 porte della
medina. Un ingresso cittadino in pietra e mattoni dalla forma particolare (che
ricorda un po’ la coda di un pavone o una conchiglia) e decori.
Lì
troviamo un piccolo dolcificio invitantissimo con il bancone sulla strada pieno
di leccornie al miele e di api che gironzolavano vicine (a mio parere,
garantendone la qualità). Un altro signore ci ferma per parlare, vedendoci così
interessati a quelle meraviglie.
Siamo
decisamente più guardinghi dopo la fregatura della mattinata, ma anche lui
parla italiano piuttosto bene e non sembra volerci vendere nulla, anzi, ci
spiega che quei dolci si chiamano Briwat e come sono fatti, che sono
tipici della cucina marocchina e che questo posto è (secondo lui) il migliore
della città… detto questo se ne va.
Il
gusto della mandorla e delle arachidi avvolti nella pasta fillo si fonde perfettamente alla
dolcezza del miele e ad ogni morso riempie la bocca e l’anima.
Buoni,
buoni, buoni in modo assurdo… in assoluto la cosa più buona mangiata qui fin
ora! Vorrei mangiarne ancora e ancora fino a scoppiare, per la serie: morta, ma
soddisfatta!
Ed
effettivamente costano tipo 20 centesimi a pezzo, quindi il rischio che mi ci
abbuffi è veramente alto!

Soddisfattissimi
per lo spuntino, andiamo a visitare le Tombe
Saadiane (o Sa’diane o dei Saaditi che dir si voglia).
Si
tratta di un mausoleo della dinastia (Saadiana, appunto) divenuta una delle più
importanti attrazioni turistiche di Marrakech, in cui è possibile ammirare dei
sepolcri eleganti e monumentali. Le tombe, in marmo di Carrara, sono decorate con
elementi tipici e colorati.
Un incanto per gli occhi. Ed è incredibile pensare che siano state scoperte solo 100 anni fa.
Un incanto per gli occhi. Ed è incredibile pensare che siano state scoperte solo 100 anni fa.
Tutta
la città è piena di gatti che vengono trattati molto bene dalla popolazione e
lasciati liberi di entrare e uscire da ogni posto... e anche qui non fa
eccezione, tant’è che si vedono scorrazzare tranquilli lungo il giardino ricco
di rose di ogni tipo e colore.
E’
già passata l’ora di pranzo, senza che ce accorgessimo a dire il vero (visto
anche l’abbondante colazione e il delizioso spuntino), ma, come ogni città
meridionale che si rispetti, a Marrakech si può mangiare a qualsiasi ora! Così raggiungiamo una piccola piazzetta molto carina piena di negozi di souvenir o spezie e localini uno accanto all’altro (Piazza des Ferblantiers).
Ci
sediamo nel primo ristorantino che ci ispira, in piazza girano molti ragazzi
che, menù alla mano, invitano i turisti ad accomodarsi. Così facciamo la conoscenza di Mr. Welcome (che crediamo sia il proprietario), chiamato così perché in inglese sa appena una parola, “welcome” appunto… e la usa in abbondanza e per ogni interazione, accompagnandola con gesti premurosi e piuttosto comunicativi… un personaggione, devo ammetterlo!
Ad
ogni modo mangiamo abbastanza bene e in piacevole compagnia, infatti alcuni micetti
hanno deciso di prendere posto nelle sedie libere del nostro tavolo e di
addormentarsi accanto a noi.
Arrivata
l’ora concordata, torniamo a prendere i nostri bagagli.
Chris Rock ci accompagna personalmente davanti all’ingresso del nuovo riad, che si trova più avanti nella stessa stradina.
Una volta salutato e ringraziato per tutto, entriamo al Riad Basma.
Il cortile interno è ancora più bello e colorato, vi sono scorci sotto le tettoie, che regalano fresco e silenzio tra cuscini, piante e tendaggi. Praticamente un favola da mille e una notte.
La proprietaria è una ragazza
molto carina e gentile, parla benissimo inglese e ci accoglie con un gran bel
sorriso.
Chris Rock ci accompagna personalmente davanti all’ingresso del nuovo riad, che si trova più avanti nella stessa stradina.
Una volta salutato e ringraziato per tutto, entriamo al Riad Basma.
Il cortile interno è ancora più bello e colorato, vi sono scorci sotto le tettoie, che regalano fresco e silenzio tra cuscini, piante e tendaggi. Praticamente un favola da mille e una notte.
La proprietaria è una ragazza
molto carina e gentile, parla benissimo inglese e ci accoglie con un gran bel
sorriso.
Chiacchieriamo
brevemente e ci mostra la nostra stanza, anche questa al pian terreno con l’ingresso
direttamente sul cortile centrale, ma più grande e caratteristica della
precedente.
Ne
approfittiamo, quindi per riposarci un po’ prima dell’uscita serale.
Rinfrescati
e docciati, ci dirigiamo verso il cuore del mercato che ha nuovamente cambiato
abito, vestendosi da sera.Scegliamo di non cenare, ma di concederci un tè caldo, visto che la temperatura si è abbassata.
Così
saliamo sul tetto di uno dei bar che circoscrivono il perimetro della piazza.
Da
lì godiamo di una vista meravigliosa! Osserviamo tutto dall’alto permettendoci
di assaporarne a pieno la vitalità. Sono questi i momenti che restano
indelebili quando si torna da un viaggio, quelli in cui senti di essere nel
centro di qualcosa di grande e quasi magico, che ti fa emozionare.
E così la giornata si avvia a finire, lasciandoci in bocca il sapore del tè e dei dolcini che lo accompagnavano, nelle orecchie il suono dei tamburi degli artisti di strada e negli occhi tanta bellezza.
To Be Continued...




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