Marrakech 04/09.12.2017 (quarta parte)
ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]
Marrakech 07/12/2017
Marrakech si sveglia presto la mattina, con il suo pane caldo
venduto nelle botteghe o per la strada, il suo mercato perenne che forse non va
mai a dormire.
Noi ci incamminiamo con il sole già caldo in cielo, che accende tutti i colori e la nostra voglia di scoprire ogni scorcio della città, ed osservarne ogni sfaccettatura.
Situato nella Medina, il giardino vanta importanti natali.
Infatti, la “parte strutturale” (quindi le alte mura, l’antico hammam, i bacini d’acqua e i canali d’irrigazione del giardino) sono stati minuziosamente ricostruiti, secondo le tecniche architettoniche tipiche marocchine, dall’imprenditore italiano Lauro Milan sotto la guida filologica dell’architetto Karim El Achak.

I due giardini (il Giardino Esotico e il Giardino Islamico),
invece, sono opera del famoso paesaggista inglese Tom Stuart-Smith.
Alla struttura si accede attraverso un caratteristico portoncino e subito ci si immerge in un’oasi di silenzio e tranquillità, un rifugio, oserei dire, spirituale.
Piante rigogliose di ogni tipo ne fanno da verdeggianti e preziosi e tesori: melograni, agrumi, palme, ulivi e ancora arbusti di aloe vera, acacia e agave.
A seguire, il programma di oggi prevedeva la visita alla Madrasa di Ben Youssef (la più grande scuola coranica di tutto il
Marocco, con annessa moschea) e alla Qubba
almoravide o cupola almoravide (in
marmo e legno di cedro decorata con motivi floreali e calligrafia araba, unica
parte della moschea almoravide a non essere andata distrutta), ma purtroppo le
abbiamo trovate entrambe chiuse per restauri.
Comunque
a pochi passi dai sopracitati luoghi (che a detta dei più meritano
assolutamente una visita e che quindi spero di recuperare nei miei futuri
viaggi) c’è il Palazzo Dar Menebhi che ospita il Museo di Marrakech.

La meravigliose sale in cui si estende il museo, espongono oggetti di ogni tipo: dalle ceramiche ai tappeti, dai vestiti tradizionali agli utensili antichi e preziosi della cultura berbera. Vi è anche la possibilità di osservare l’antico hammam (complesso termale in cui i musulmani effettuano il ghusl, cioè il lavaggio rituale di purificazione), e ancora una mostra momentanea di artisti contemporanei.
In più, a coronare il tutto, uno splendido e gigantesco lampadario, ci sovrasta
in quello che un tempo era il cortile del palazzo e che adesso è un’altra sala
chiusa (ricavata costruendo un tetto in telo ed acciaio).
E’
ora di pranzo, ci avviciniamo alla prossima meta turistica che abbiamo in
programma per oggi, ma ci fermiamo poco lontano per mangiare qualcosina.
Il ristorantino che abbiamo scelto ha una magnifica terrazza ombrosa e piena di fiori, il posto ideale per godersi queste ore così calde.

Dopo aver ordinato e mangiato il “main meal” decidiamo di assaggiare, come
dessert, i vari biscottini tipici della pasticceria marocchina.
Molti dei quali fatti con un impasto di mandorle troppo buono!
Ma quello che ci colpisce più di tutti (e che rischia anche di ucciderci, a dire il vero) è un dolcino che noi abbiamo deciso di soprannominare “il biscotto di sabbia”, non perché non sia buono, ma perché ha una consistenza veramente strana.
Infatti l’impasto, che esteriormente (e ad un occhio distratto o ad un palato
non preparato) sembra compatto, una volta in bocca esplode in microscopiche
molliche della stessa densità della sabbia, appunto, che rischiano di soffocare
l’ignaro sventurato che ne ha addentato un boccone.
Marrakech 07/12/2017
Marrakech si sveglia presto la mattina, con il suo pane caldo
venduto nelle botteghe o per la strada, il suo mercato perenne che forse non va
mai a dormire.Noi ci incamminiamo con il sole già caldo in cielo, che accende tutti i colori e la nostra voglia di scoprire ogni scorcio della città, ed osservarne ogni sfaccettatura.

La giornata è perfetta per visitare il Giardino Segreto (Le Jardin
Secret).
Situato nella Medina, il giardino vanta importanti natali. Infatti, la “parte strutturale” (quindi le alte mura, l’antico hammam, i bacini d’acqua e i canali d’irrigazione del giardino) sono stati minuziosamente ricostruiti, secondo le tecniche architettoniche tipiche marocchine, dall’imprenditore italiano Lauro Milan sotto la guida filologica dell’architetto Karim El Achak.

I due giardini (il Giardino Esotico e il Giardino Islamico),
invece, sono opera del famoso paesaggista inglese Tom Stuart-Smith.Alla struttura si accede attraverso un caratteristico portoncino e subito ci si immerge in un’oasi di silenzio e tranquillità, un rifugio, oserei dire, spirituale.
Piante rigogliose di ogni tipo ne fanno da verdeggianti e preziosi e tesori: melograni, agrumi, palme, ulivi e ancora arbusti di aloe vera, acacia e agave.
A seguire, il programma di oggi prevedeva la visita alla Madrasa di Ben Youssef (la più grande scuola coranica di tutto il
Marocco, con annessa moschea) e alla Qubba
almoravide o cupola almoravide (in
marmo e legno di cedro decorata con motivi floreali e calligrafia araba, unica
parte della moschea almoravide a non essere andata distrutta), ma purtroppo le
abbiamo trovate entrambe chiuse per restauri.
Comunque
a pochi passi dai sopracitati luoghi (che a detta dei più meritano
assolutamente una visita e che quindi spero di recuperare nei miei futuri
viaggi) c’è il Palazzo Dar Menebhi che ospita il Museo di Marrakech. 
La meravigliose sale in cui si estende il museo, espongono oggetti di ogni tipo: dalle ceramiche ai tappeti, dai vestiti tradizionali agli utensili antichi e preziosi della cultura berbera. Vi è anche la possibilità di osservare l’antico hammam (complesso termale in cui i musulmani effettuano il ghusl, cioè il lavaggio rituale di purificazione), e ancora una mostra momentanea di artisti contemporanei.
In più, a coronare il tutto, uno splendido e gigantesco lampadario, ci sovrasta
in quello che un tempo era il cortile del palazzo e che adesso è un’altra sala
chiusa (ricavata costruendo un tetto in telo ed acciaio).
Devo
dire che qui è possibile godersi anche un piacevole freschetto.
E’
ora di pranzo, ci avviciniamo alla prossima meta turistica che abbiamo in
programma per oggi, ma ci fermiamo poco lontano per mangiare qualcosina.Il ristorantino che abbiamo scelto ha una magnifica terrazza ombrosa e piena di fiori, il posto ideale per godersi queste ore così calde.

Dopo aver ordinato e mangiato il “main meal” decidiamo di assaggiare, come
dessert, i vari biscottini tipici della pasticceria marocchina.Molti dei quali fatti con un impasto di mandorle troppo buono!
Ma quello che ci colpisce più di tutti (e che rischia anche di ucciderci, a dire il vero) è un dolcino che noi abbiamo deciso di soprannominare “il biscotto di sabbia”, non perché non sia buono, ma perché ha una consistenza veramente strana.
Infatti l’impasto, che esteriormente (e ad un occhio distratto o ad un palato
non preparato) sembra compatto, una volta in bocca esplode in microscopiche
molliche della stessa densità della sabbia, appunto, che rischiano di soffocare
l’ignaro sventurato che ne ha addentato un boccone.
Ovviamente la cosa ci fa ridere come matti, mentre ci litighiamo la bottiglia d’acqua.
Pagato
il conto è il momento di raggiungere il Museo
della fotografia (o Maison de la Photographie).
In cassa ci accoglie un giovane hipster sorridente che parla un inglese perfetto e ci spiega come si sviluppano i vari piani della “casa-museo”.
Le fotografie parlano di una Marrakech dei primi anni del ‘900, addirittura alcune sono scattate alla fine dell’800. Mostra volti, souk, persone ed eventi importanti per la storia e la cultura della città.

Raccontano di luoghi lontani nel tempo o cristallizzati, come dentro l’ambra,
fino ai giorni nostri. E’ incredibile e indescrivibile la potenza emotiva di
certe fotografie, come comunicano ogni sensazione.
Alla fine della visita, sul terrazzo in cima al palazzo, possiamo goderci una bevanda fresca del bar ed una vista mozzafiato del tramonto, con il sole che scende tra i tetti disegnando la sagoma di Marrakech.
Compriamo alcune cartoline con le fotografie che più ci hanno colpito, ma ci dispiace non poterle portare tutte con noi…
In cassa ci accoglie un giovane hipster sorridente che parla un inglese perfetto e ci spiega come si sviluppano i vari piani della “casa-museo”.
Le fotografie parlano di una Marrakech dei primi anni del ‘900, addirittura alcune sono scattate alla fine dell’800. Mostra volti, souk, persone ed eventi importanti per la storia e la cultura della città.

Raccontano di luoghi lontani nel tempo o cristallizzati, come dentro l’ambra,
fino ai giorni nostri. E’ incredibile e indescrivibile la potenza emotiva di
certe fotografie, come comunicano ogni sensazione.Alla fine della visita, sul terrazzo in cima al palazzo, possiamo goderci una bevanda fresca del bar ed una vista mozzafiato del tramonto, con il sole che scende tra i tetti disegnando la sagoma di Marrakech.
Compriamo alcune cartoline con le fotografie che più ci hanno colpito, ma ci dispiace non poterle portare tutte con noi…
Ritorniamo
al riad, come ogni tardo pomeriggio, per rifocillarci rinfrescarci e uscire
nuovamente la sera.
Ormai abbiamo fatte nostre queste stradine e questi negozi, i ragazzi dei locali vicini ci salutano come fossimo amici da sempre e siamo sempre più a nostro agio in serate belle come questa.
Ormai abbiamo fatte nostre queste stradine e questi negozi, i ragazzi dei locali vicini ci salutano come fossimo amici da sempre e siamo sempre più a nostro agio in serate belle come questa.
To Be Continued...



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