Vancouver 02/09.12.2018 (prima parte)
ATTENZIONE: [I racconti che seguono sono “giornali di bordo” dei miei viaggi: ciò che vedo, le sensazioni che provo e quello che imparo o mi cambia profondamente. Spero vi godrete il viaggio con me durante la lettura; sedetevi e rilassatevi.]
Sul primo aereo crolliamo in un sonno definitivo, così che le due ore volano (letteralmente) in fretta. Mi sveglio solo per i sobbalzi dell’atterraggio.
Ci fanno imbarcare con un po’ di ritardo, ma
la gente è in una fila ordinata ed educata.
Attraversiamo il ponte che ci porterà direttamente all’aereo e veniamo “smistati” nella classe economy.
Non so se avete mai preso uno di questi aerei intercontinentali, per me è la prima volta e non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Li immaginavo, sì, più grandi, ma non avrei mai pensato COSI’ TANTO.
Per ogni fila ci sono 10 posti: 3 al finestrino, 4 centrali e 3 al finestrino opposto.
Noi siamo piuttosto sfortunati, perché ci sono capitati i due posti interni ai 4 centrali, quindi, oltre l’evidente spazio limitato, non avremo modo di osservare il paesaggio cambiare sotto di noi.
Un gran peccato, soprattutto perché voleremo a lungo inseguendo l’alba e non potremo sfruttare la luce meravigliosa delle prime ore del mattino.
I vicini di posto si rivelano sin da subito
delle spine nel fianco.
P. ha una mezza discussione con il tipo seduto dietro che gli impedisce di mettere il bagaglio su quella che definisce “la SUA cappelliera”, quando le “NOSTRE” cappelliere sono già evidentemente state riempite da persone non sedute ai nostri posti (la verità è che non vuole fregato il posto per il suo bagaglio a mano). Così siamo costretti a mettere il trolley in mezzo ai sedili, tenendo piedi e gambe in posizione non proprio comoda per dieci ore.
Il vicino di P., non solo si prende parecchio spazio tenendo le gambe larghissime, per di più, non fa che battere la gamba (non si è capito se per tensione o per un semplice tic).
P. è già esasperato così, non voglio immaginare tra qualche ora…
A parte questi teatrini grotteschi, il volo
procede tranquillo. Ci intratteniamo con i tablet e le cuffie in dotazione
dell’aereo. Possiamo vedere parecchi film, ed ovviamente mi ci infogno di
brutto. Ci metto un secolo a decidere cosa guardare, alla fine opto per “L’isola
dei cani” del mio adorato Wes Anderson.
La giornata è stupenda, il sole è alto e il
cielo è limpidissimo, ovviamente fa parecchio freddo, ma il meteo garantisce
che ci aspettano giornate splendide!
Prendiamo un taxi per raggiungere la città.
Così attraversiamo il ponte che collega la Sea Island (l’isolotto su cui si trova l’aeroporto di Vancouver) alla terra ferma, passando sopra il fiume Fraser.
Percorriamo le periferie della città osservando i quartieri residenziali con file e file di casette a schiera una più bella e colorata dell’altra.
Costeggiamo False Creek, un’insenatura naturale che funge ormai da porto sull’oceano per piccole imbarcazioni.
Siamo super gasati nonostante la stanchezza del viaggio.
Il taxi ci lascia sotto casa di S. che ci
accoglie con il migliore dei suoi sorrisi!
Ci fa accomodare nel suo splendido appartamento al ventesimo piano, con vista spaziale sullo stadio di hockey dei Canucks (la squadra della città).
Ci lascia addirittura la sua stanza e io non so veramente come descrivere tutta la gratitudine che ho nei suoi riguardi e come sottolineare di più la sua gentilezza.

Ne approfitto per scattare delle foto allo skyline, al Telus World of Science (centro scientifico ed esposizioni costruito in occasione dell’Expo 86, conosciuto anche con il precedente nome di Science World).
Abbiamo anche modo di osservare lo stadio dei Canucks illuminato per la sera.
Tra l’altro probabilmente si giocherà una partita più tardi, perché in tantissimi (tra famiglie e gruppi di amici) passeggiano in zona con le maglie della squadra e le facce colorate.
Comunque non voglio rovinarmi l'arrivo e la prima sera in città.
Decidiamo di andare a mangiare fuori e S. ci porta in un localino di cucina giapponese a mangiare sushi.
So che sembra una scelta un pò strana, ma in realtà avendo una comunità asiatica molto numerosa e una qualità di pesce altissima, il sushi è entrato a far parte delle tradizioni culinarie canadesi.
Hanno il salmone più buono che io abbia mai mangiato! E il pesce oceanica è qualcosa di indescrivibile...
Vancouver 02.12.2018
Non stiamo più nella pelle ormai da mesi!
Finalmente il grande giorno della partenza è arrivato.
La sveglia è puntata alle 4 del mattino, ma
nonostante l’orario riusciamo ad alzarci praticamente subito.
Gli ultimi preparativi, controlliamo di non dimenticare nulla.
Gli ultimi preparativi, controlliamo di non dimenticare nulla.
Il fratello di P. ci passa a prendere per
accompagnarci all’aeroporto. Povero, gli abbiamo fatto fare una levataccia, ma
dobbiamo essere lì parecchio in anticipo se vogliamo fare il check-in e spedire
uno dei bagagli in stiva.
Per strada non c’è nessuno e arriviamo
tranquillamente senza intoppi.
Fortuna vuole che anche gli sportelli della Lufthansa siano praticamente vuoti, quindi riusciamo subito a fare check-in e ad imbarcare la valigia.
Fortuna vuole che anche gli sportelli della Lufthansa siano praticamente vuoti, quindi riusciamo subito a fare check-in e ad imbarcare la valigia.
Raggiunto il gate mi posso finalmente rilassare
un po’.
P. fa un giro in cerca di qualcosa per colazione. Ci aspetta un lungo viaggio e poco tempo per rifocillarci, infatti dopo le prime due orette di volo faremo scalo a Francoforte per poi imbarcarci di nuovo, questa volta in direzione Canada, nello specifico Vancouver, in un viaggio di circa dieci ore.
P. fa un giro in cerca di qualcosa per colazione. Ci aspetta un lungo viaggio e poco tempo per rifocillarci, infatti dopo le prime due orette di volo faremo scalo a Francoforte per poi imbarcarci di nuovo, questa volta in direzione Canada, nello specifico Vancouver, in un viaggio di circa dieci ore.
Sul primo aereo crolliamo in un sonno definitivo, così che le due ore volano (letteralmente) in fretta. Mi sveglio solo per i sobbalzi dell’atterraggio.
L’aeroporto di Francoforte è una città dentro
la città!
Spazi enormi e corridoi in cui sembra non esserci una fine.
Fin qui risulta tutto molto rapido, infatti riusciamo a passare velocemente anche i controlli del passaporto che sono quasi del tutto automatizzati. Basta poggiare la pagina con la foto e le informazione su uno scanner, entrare in una bussola di sicurezza come quella delle banche ed aspettare pochi secondi la convalida della polizia doganale per passare dall’altra parte.
Spazi enormi e corridoi in cui sembra non esserci una fine.
Fin qui risulta tutto molto rapido, infatti riusciamo a passare velocemente anche i controlli del passaporto che sono quasi del tutto automatizzati. Basta poggiare la pagina con la foto e le informazione su uno scanner, entrare in una bussola di sicurezza come quella delle banche ed aspettare pochi secondi la convalida della polizia doganale per passare dall’altra parte.
Raggiungiamo il gate del nostro volo, che è
isolato in una stanzetta dalle pareti in vetro. Siamo tantissimi e nonostante
la stanza sia piuttosto grande ci rendiamo conto della varietà di lingue e
culture presenti. Dalle finestre che danno sulla pista si vede l’enorme aereo
che ci porterà oltreoceano. Non avevo mai visto prima un aereo a due piani!
Ci fanno imbarcare con un po’ di ritardo, ma
la gente è in una fila ordinata ed educata. Attraversiamo il ponte che ci porterà direttamente all’aereo e veniamo “smistati” nella classe economy.
Non so se avete mai preso uno di questi aerei intercontinentali, per me è la prima volta e non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Li immaginavo, sì, più grandi, ma non avrei mai pensato COSI’ TANTO.
Per ogni fila ci sono 10 posti: 3 al finestrino, 4 centrali e 3 al finestrino opposto.
Noi siamo piuttosto sfortunati, perché ci sono capitati i due posti interni ai 4 centrali, quindi, oltre l’evidente spazio limitato, non avremo modo di osservare il paesaggio cambiare sotto di noi.
Un gran peccato, soprattutto perché voleremo a lungo inseguendo l’alba e non potremo sfruttare la luce meravigliosa delle prime ore del mattino.
I vicini di posto si rivelano sin da subito
delle spine nel fianco.P. ha una mezza discussione con il tipo seduto dietro che gli impedisce di mettere il bagaglio su quella che definisce “la SUA cappelliera”, quando le “NOSTRE” cappelliere sono già evidentemente state riempite da persone non sedute ai nostri posti (la verità è che non vuole fregato il posto per il suo bagaglio a mano). Così siamo costretti a mettere il trolley in mezzo ai sedili, tenendo piedi e gambe in posizione non proprio comoda per dieci ore.
Il vicino di P., non solo si prende parecchio spazio tenendo le gambe larghissime, per di più, non fa che battere la gamba (non si è capito se per tensione o per un semplice tic).
P. è già esasperato così, non voglio immaginare tra qualche ora…
La mia vicina per fortuna è tranquilla, ma
tra le persone del gruppo con cui viaggia, accanto al finestrino alla nostra
destra, c’è una coppia di anzianotti veramente fuori di testa, che fa sclerare
il personale di volo.
Non ho ben capito se si sono ubriacati con il vino rosso che offrivano durante il viaggio, o se semplicemente sono dei cafoni allucinanti, ma ad un certo punto sento uno degli steward urlargli (tra l’inorridito, il frustrato e l’incazzato nero) “It’s disgusting!!!” insistendo che non gli serviranno più alcol per il resto del volo, mentre la povera malcapitata seduta accanto a loro si alza per cambiar posto urlandogli in faccia “Don’t touch me!!!”.
Non ho ben capito se si sono ubriacati con il vino rosso che offrivano durante il viaggio, o se semplicemente sono dei cafoni allucinanti, ma ad un certo punto sento uno degli steward urlargli (tra l’inorridito, il frustrato e l’incazzato nero) “It’s disgusting!!!” insistendo che non gli serviranno più alcol per il resto del volo, mentre la povera malcapitata seduta accanto a loro si alza per cambiar posto urlandogli in faccia “Don’t touch me!!!”.
A parte questi teatrini grotteschi, il volo
procede tranquillo. Ci intratteniamo con i tablet e le cuffie in dotazione
dell’aereo. Possiamo vedere parecchi film, ed ovviamente mi ci infogno di
brutto. Ci metto un secolo a decidere cosa guardare, alla fine opto per “L’isola
dei cani” del mio adorato Wes Anderson.
Appena dopo il film viene offerto anche un
pranzetto niente male.
Lasciano scegliere fra due menù, sia P. che io prendiamo le lasagne vegetariane, con insalata e dolce al cucchiaio.
A parte la scomodità di mangiare stretti tra i sedili, con la paura di macchiarsi o bruciarsi con il cibo incandescente, siamo piuttosto soddisfatti dal pasto appena consumato.
Lasciano scegliere fra due menù, sia P. che io prendiamo le lasagne vegetariane, con insalata e dolce al cucchiaio.
A parte la scomodità di mangiare stretti tra i sedili, con la paura di macchiarsi o bruciarsi con il cibo incandescente, siamo piuttosto soddisfatti dal pasto appena consumato.
P. riesce a dormire ancora un po’, invece io
resto sveglia a guardare un altro film: “Ready Player One” di Steven Spielberg.
Le prime ore passano abbastanza velocemente,
le ultime invece sono di una noia totale.
A parte altri sporadici spettacolini offerti dai due anzianotti strambi poco lontani da noi, Ad esempio, il mezzo culo di fuori (stile “Insert coin”) del marito sdraiato a dormire lungo tutti e 3 i sedili, con la moglie che cerca di svegliarlo in vano (per almeno 2 ore) per potersi sedere al suo posto.

A parte altri sporadici spettacolini offerti dai due anzianotti strambi poco lontani da noi, Ad esempio, il mezzo culo di fuori (stile “Insert coin”) del marito sdraiato a dormire lungo tutti e 3 i sedili, con la moglie che cerca di svegliarlo in vano (per almeno 2 ore) per potersi sedere al suo posto.

Provo a sonnecchiare anche io, con scarsi
risultati. Ci viene offerta anche la cena.
Questa volta optiamo per le due diverse portate principali, P. prende la pasta, io invece prendo delle polpette (tipo quelle Ikea) con purè di patate, ad entrambi danno insalata per contorno e macedonia.
Questa volta optiamo per le due diverse portate principali, P. prende la pasta, io invece prendo delle polpette (tipo quelle Ikea) con purè di patate, ad entrambi danno insalata per contorno e macedonia.
Finalmente arriviamo a Vancouver, quasi non
ci speravamo più.
L’aeroporto è veramente gigantesco e la parte degli arrivi sembra quasi a nostra esclusiva disposizione. Decorato in acciaio, vetro e sculture lignee che richiamano i totem indiani e incisioni tribali bellissime.
L’aeroporto è veramente gigantesco e la parte degli arrivi sembra quasi a nostra esclusiva disposizione. Decorato in acciaio, vetro e sculture lignee che richiamano i totem indiani e incisioni tribali bellissime.
Recuperiamo i bagagli in men che non si dice
e ci controllano un’ultima volta passaporto e visto, chiedendoci i motivi e la
durata della permanenza in Canada.
Corsa alla toilette (mai visti bagni pubblici
così puliti) e ci fermiamo per scoccare il wifi libero dell’aeroporto, così da
contattare S., l’amico che ci ospiterà in questi giorni.
Con S. siamo amici dai tempi del liceo, ora lui lavora qui, dall’altra parte del mondo, ed è incredibilmente bello per me riabbracciarlo dopo tanto!
Con S. siamo amici dai tempi del liceo, ora lui lavora qui, dall’altra parte del mondo, ed è incredibilmente bello per me riabbracciarlo dopo tanto!
La giornata è stupenda, il sole è alto e il
cielo è limpidissimo, ovviamente fa parecchio freddo, ma il meteo garantisce
che ci aspettano giornate splendide! Prendiamo un taxi per raggiungere la città.
Così attraversiamo il ponte che collega la Sea Island (l’isolotto su cui si trova l’aeroporto di Vancouver) alla terra ferma, passando sopra il fiume Fraser.
Percorriamo le periferie della città osservando i quartieri residenziali con file e file di casette a schiera una più bella e colorata dell’altra.
Costeggiamo False Creek, un’insenatura naturale che funge ormai da porto sull’oceano per piccole imbarcazioni.
Siamo super gasati nonostante la stanchezza del viaggio.
Il taxi ci lascia sotto casa di S. che ci
accoglie con il migliore dei suoi sorrisi! Ci fa accomodare nel suo splendido appartamento al ventesimo piano, con vista spaziale sullo stadio di hockey dei Canucks (la squadra della città).
Ci lascia addirittura la sua stanza e io non so veramente come descrivere tutta la gratitudine che ho nei suoi riguardi e come sottolineare di più la sua gentilezza.
Rinfrescati brevemente e lasciati i bagagli,
usciamo con il nostro premuroso padrone di casa per fare un giro del quartiere.
Passeggiamo fino al tramonto, che essendo parecchio a nord ed essendo inverno, si aggira intorno alle 3:30/4.
Passeggiamo fino al tramonto, che essendo parecchio a nord ed essendo inverno, si aggira intorno alle 3:30/4.

Ne approfitto per scattare delle foto allo skyline, al Telus World of Science (centro scientifico ed esposizioni costruito in occasione dell’Expo 86, conosciuto anche con il precedente nome di Science World).
Abbiamo anche modo di osservare lo stadio dei Canucks illuminato per la sera.
Tra l’altro probabilmente si giocherà una partita più tardi, perché in tantissimi (tra famiglie e gruppi di amici) passeggiano in zona con le maglie della squadra e le facce colorate.
Una volta rientrati a casa facciamo la conoscenza
della coinquilina di S., E. anche lei italiana, super in gamba e simpaticissima.
La macchina fotografica ha la batteria completamente scarica e con le ultime fotografie della giornata si spegne definitivamente.
Così mi rendo conto che, NON SOLO sono stata così idiota da non caricarla prima della partenza, ma IN PIU' sono anche talmente rincoglionita da aver dimenticato di procurarmi un adattatore.
Vi lascio immaginare le mille imprecazioni.
Purtroppo S. non può soccorrermi perchè non ha un adattatore giusto per la presa della macchina fotografica.
Domani dovremo comprarne assolutamente uno e intanto non so come farò...
La macchina fotografica ha la batteria completamente scarica e con le ultime fotografie della giornata si spegne definitivamente.
Così mi rendo conto che, NON SOLO sono stata così idiota da non caricarla prima della partenza, ma IN PIU' sono anche talmente rincoglionita da aver dimenticato di procurarmi un adattatore.
Vi lascio immaginare le mille imprecazioni.
Purtroppo S. non può soccorrermi perchè non ha un adattatore giusto per la presa della macchina fotografica.
Domani dovremo comprarne assolutamente uno e intanto non so come farò...
Comunque non voglio rovinarmi l'arrivo e la prima sera in città.Decidiamo di andare a mangiare fuori e S. ci porta in un localino di cucina giapponese a mangiare sushi.
So che sembra una scelta un pò strana, ma in realtà avendo una comunità asiatica molto numerosa e una qualità di pesce altissima, il sushi è entrato a far parte delle tradizioni culinarie canadesi.
Hanno il salmone più buono che io abbia mai mangiato! E il pesce oceanica è qualcosa di indescrivibile...
Poi, disfatti dalla giornata impegnativa e apparentemente infinita, rientriamo a casa, prendiamo la
melatonina per affrontare al meglio il jet lag e crolliamo in pochi minuti.
Domani saremo pronti a goderci a pieno un viaggio indimenticabile!
Domani saremo pronti a goderci a pieno un viaggio indimenticabile!
To Be Continued...


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